International Spy Museum

Qualche metro più in là c’è la sede dell’Fbi. A qualche isolato di distanza c’è invece la Casa Bianca. Nel mezzo di questo spazio così “particolare”, a Washington sorge un museo interamente dedicato all’arte dello spionaggio: il  museo delle spie.  Che nel 2012 celebra i suoi primi dieci anni di vita.

L’idea di costruire uno Spy Museum dovette sembrare un po’ fuori luogo e pittoresca a metà degli anni Novanta – quando fu proposta – considerando che in quel periodo, causa la fine della guerra fredda, quella dello spionaggio era considerata un’arte in via d’estinzione. Ma con l’11 settembre l’America ha dovuto cambiare atteggiamento su questo fronte. Quella data viene infatti ricordata come il più grande fallimento dell’intelligence nella storia degli Usa.

Direttore esecutivo del museo da dieci anni è  un certo E. Peter Earnest, un passato – poteva essere altrimenti? – come agente segreto della Cia. Nel corpo direttivo dello Spy Museum oltre a ex direttori dell’Fbi e vecchi agenti della Cia, anche chi all’epoca della guerra fredda indossava la divisa russa, come il generale del Kgb Oleg Danilovich Kalugin, ormai residente negli Usa.

Il percorso all’interno del museo permette al visitatore di assumere una falsa identità e con quella partecipare al tour interattivo. Molti gli scenari. C’è la ricostruzione di alcune atmosfere tipiche dello spionaggio, come un caffè della Berlino del dopoguerra; o gli uffici moscoviti di Feliks Dzwerzhinsky, il fondatore della polizia sovietica ai tempi di Lenin (con tanto di passaggi segreti che si aprono dietro finte librerie e prigioni sotterranee dalle quali nella realtà ben pochi dissidenti russi uscirono vivi). C’è anche una curiosa collezione di oggetti. Dal “rossetto della morte” in cui è nascosta una piccolissima pistola, alla lettera – del 1777 – firmata in calce dal generale George Washington e indirizzata a un non meglio conosciuto uomo di New York cui venivano promessi 50 dollari per una missione di spionaggio. Immancabile, nella parte dedicata al cinema, la presenza di James Bond e della sua Aston Martin DB5 (quella del film Goldfinger) completa di sedili a espulsione.

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